All'aurora ti cerco

Blog di un'anima
domenica, 12 ottobre 2008

Desideri

La mia latitanza delle ultime settimane non ha nulla a che fare con il post precedente (Fallimenti). In realtà sono stato completamente assorbito da un altro progetto – che peraltro, nota a margine, non potrei esattamente definire un successo. Ma non importa.

È un altro il problema, anzi il dilemma in cui mi imbatto ora. In breve, mi sto smarrendo fra i miei desideri – il mio atavico desiderio – e quelli degli altri.

 

Tomasz Rut, DesiderioQuanto al primo, non c’è molto da dire che già non sia emerso nei precedenti post di questo blog. È un pensiero che mi sottrae energie e lucidità, che compromette il mio essere pienamente libero, padrone di me stesso e sereno. «Lascia tutto e tutto troverai: rinuncia ai desideri e troverai la pace», recita un passo de L’imitazione di Cristo. L’esatto opposto della provocatoria filosofia soggiacente a un celebre aforisma di Wilde: «The only way to get rid of a temptation is to yield to it» – “L’unico modo per sbarazzarsi di una tentazione è cedervi”. Senz’altro mi trovo più in sintonia con il primo, eppure sta di fatto che non sono un monaco; senza contare che in genere l’atarassia (in genere più pretesa che effettiva) è vizio da ignavi, oppure da volpi che non seppero raggiunger l’uva.

Chiaro, poi, che l’intendimento dell’autore de L’imitazione – non c’è citazione che non travisi la fonte – era ben diverso e più complesso: egli alludeva infatti non tanto a una rinuncia, quanto piuttosto a un guadagno – alla ricerca e alla soddisfazione della sete che annulla tutte le altre. Perché è ovvio che, in sé stessa, se priva di vocazione, l’automortificazione non può che esitare nel suo opposto, ovvero nella bulimia.

La solitudine mi pesa: questo il nocciolo della questione. E il continuo pensare a quanto, a chi non ho è una perenne fonte di distrazione che in qualche misura mi perde, mi allontana dal vero me stesso. Perché quella che desidero, non avendo volto, è fondamentalmente un’ombra, un sogno, una chimera; e ho la sensazione che, finché persevererò (ancorché mio malgrado) nel seguire un fantasma, io stesso vi assomiglierò viepiù. Eppure è inevitabile che i nostri desideri ci determino sottilmente, dunque non riesco a pormi un freno: anche se non voglio, io lo voglio (cfr. Rm 7, 14-25). Dio potrebbe trasformare il mio cuore, sì, e anch’io lo vorrei, ma vorrei anche dell’altro, un altro, e così sono io a impedirglielo. Non che la mia volontà e il progetto di Dio siano necessariamente in conflitto: il punto è che in genere sono tanto concentrato sui miei desiderata da ignorare i Suoi disegni, e quest’impasse mi preclude progressi di sorta.

 

E poi ci sono gli altri. Più mi guardo attorno e più sento le grida di scoramento, dolore e rabbia di un’umanità per certi versi bambina, allo sbando, bisognosa di compagnia, solidarietà e rassicurazione. Ognuno ha problemi, a volte davvero spaventosi – per non dire devastanti; ciascuno ha delle necessità, a cominciare da quella di essere ascoltato. Vicini o lontani che siano, in questo periodo sto attirando – senza domandarlo in alcun modo – sfoghi e mezze confessioni. Non ho nulla da offrire se non le mie orecchie e il mio cuore, e li cedo, anche se non sempre di buon grado, anzi reprimendo, talora, l’impulso e la voglia di estroiettare, di liberarmi a mia volta. Ma non tutte le storie possono venire comprese; né tutte possono essere raccontate. In quei frangenti non mi abbandona mai la consapevolezza di non essere all’altezza del momento: per quanto sappia che l’altro non chiede nulla se non di essere ascoltato, un sincero afflato di carità nonché – diciamolo – un pizzico di vanità mi spingono a pretendere da me stesso interventi incisivi che poi, ovviamente, non trovo mai. Grande è il dono di umanità e di vita che eredito da questi colloqui, eppure esso finisce per accrescere la mia personale e segretissima collezione di esistenziali e irrispondibili perché. In altre parole non solo non sono d’aiuto agli altri, ma si addensa la mia stessa confusione. Le mie spalle non sono poi così larghe come la gente pare credere: o forse sì, invece lo sono, ma l'egoistico desiderio di avere anch'io una maschia spalla su cui posare il capo mi nega – vedendosi minacciato  – ogni forza.

Ecco, allora, in che senso i desideri, i problemi degli altri contribuiscono a smarrirmi: nel bene o nel male mi sottraggono tempo per riflettere, per schiarirmi le idee, per fare ordine nel caos psicologico in cui verso. E mentre quest’ultimo s’aggrava, il mio anelito al silenzio e alla meditazione ne esce tanto più frustrato.

 

Ormai non solo non vedo Gesù nel mio prossimo – il che non mi stupisce, perché mai vi sono riuscito – ma neppure Lo trovo più nella mia anima, in cui un tempo m’accadeva di sentirLo parlare e pregare.

Reagire? È chiaro che non posso chiudermi agli altri, ora che sembrano trovarsi a loro agio nel parlare con me; il fronte su cui lavorare, in cui serbare le energie e chiudere recisamente il rubinetto è semmai quello dei miei desideri, delle mie derive psico-ego-maniacali. Già. È. Sarebbe.

 

Mio Dio, pensaci su.

Pensami, Tu.

postato da Avgvst alle ore 22:31 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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Utente: Avgvst
Un giovane credente, un credente giovane. Cristiano cattolico. E omosessuale. No, non è un ossimoro...
...bentrovato, chiunque tu sia: è dall'aurora che ti cerco. Questo è il mio blog, il blog di un'anima. Ora che ti ho trovato non fuggirai subito subito, vero? Ricorda che un tuo commento o un messaggio sarà molto gradito! Ti auguro buona ricerca e buona vita.
Vale, anima.


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