Più persevero e più mi rendo conto che questo blog è infondo una forma di terapia riconciliativi (con Te e con me stesso, le due si sussumono a vicenda), di sacra autoanalisi: un iD-ioma estroiettivo.
Spero che i miei animessaggi Ti piacciano. Del resto, almeno per quanto ne so, non è che Tu abbia granché da leggere. Comunque non dubito che talora potresti anche fare una capatina e, perché no, magari anche lasciarmi un commento, un’ispirazione per tramite del mio prossimo virtuale, dei miei generosi visitatori. Non che io ne sia degno, s’intende, ma Tu sei ‘fatto’ così: ami e basta, e più Ti consentiamo di darci e più da dare hai.
Mi ha sempre affascinato questa specialissima (A)ma-tematica divina, che non conosce le umane sottrazioni e divisioni e si conforma invece a una logica squisitamente incrementale, procedendo per somme, prodotti e salti esponenziali. L’esempio storico più lampante ne è certamente la moltiplicazione dei pani e dei pesci: lì Tuo Figlio ha dato inconfutabile prova del Vostro curioso modo di far di conto. Niente divisori e dividendi, niente resti, niente meno: la sola addizione Ti si addice. Non potrebbe essere altrimenti: perché la quintessenza di questa (A)ma-tematica – se è il caso di specificarlo – è Il Tuo divino Amore,
E in senso allegorico mi pare bello pensare che, nell’episodio dell’adultera (Gv 8, 1-11), laddove Gesù compie l’enigmatico gesto di «scrivere con il dito per terra», Egli fosse proprio immerso nei Suoi divini calcoli: non a caso ne entrò e poi ne uscì per sventare la lapidazione della donna.
Ma, anche se non conosce che aggiunte e funzioni crescenti, resta pur sempre un’aritmetica, un vangelo perdente: si può ben dire che Ti sei ‘fatto’ in Tre per noi, eppure non c’è stato santo che tenesse. Non solo Tu sei morto in croce – funzione onniredentiva – ma dopo di Te un’infinita schiera di martiri, per darTi testimonianza, ha bagnato e benedetto con il proprio sangue questa terra arida. Nulla, tuttavia, può fermarTi: di qualsivoglia sconfitta Tu e Tu solo sai fare una celeste vittoria.
Mettersi alla sequela di Cristo ed entrare nell’ottica evangelica, in questa prospettiva, è un po’ come tornare sui banchi di scuola e imparare
Assai di rado, in verità, mi comporto come un Tuo addendo, cioè come uno dei Tuoi figli. Mi riconosco per ciò che sono: un discente recalcitrante, refrattario, indisciplinato, cocciuto e terribilmente incostante. Al contempo, però, mi diverte l’idea di essere per ciò stesso uno degli allievi a Te più cari e preziosi; mi spiego. L’(A)ma-tematica divina è magnificamente esposta nel Discorso della montagna (Lc 6, 17-49: v. in particolare vv. 27-38):
«Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. […] Amate invece i vostri nemici […] e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro».
Come potrebbe un simile Maestro ritenerSi pago di ammirare i progressi e la santità dei discepoli già ligi e irreprensibili, ammesso che ne esistano? Certo Ti compiacerai di loro, ma nondimeno nulla e nessuno scalzerà mai dal Tuo cuore di Padre le pecore smarrite, i figli prodighi, per i quali anzi usi moltiplicare senza risparmio le attenzioni, le cure e le consolazioni. No: proprio a costoro Ti dedicherai con più premura, perché è nella vocazione di ogni genitore – quando dicesti che siamo a Tua immagine…! – affannarsi più per le pene del figlio disgraziato che non gioire per i successi del figlio modello. È in loro soli, nei discoli che puoi manifestare, trasfigurare
E di tutto ciò, ecco, quale prova più eclatante ed emblematica se non questo stesso post, questo blog, se non il fatto che tali verità – che promettesti appunto di rivelare ai piccoli e ai diseredati – le sussurri alle orecchie di uno come me, l’ultimo e il più sbandato dei Tuoi figli?
All’aurora Ti cerco: e Tu – Te ne prego – Tu vieni a trovarmi all’aurora. Perché sono ancora intriso e dolorante della matematica umana, con una pagella – che però Tu non tieni né guardi – piena di votacci e insufficienze, nonché sempre pronto ad affibbiare agli altri note di demerito nel mio personale, stupido registro di classe. Continuo imperterrito a ragionare per privazioni, non per somme, conducendomi come un avido ladro con le mani nella borsa. E anziché diminuirmi perché Tu possa crescere, mi ostino a gonfiarmi a spese Tue e del mio prossimo; pur sapendo che ciò non solo non è degno di Te, ma neppure di me, così come di ogni Tuo figlio.
Fa’ pure i Tuoi conti con me, ma insieme insegnami a contare su di Te.
Scrivi con il Tuo dito nel mio cuore adultero. So che puoi farlo, ne sono (a)ma-tematicamente certo.
Difendimi: non permettere che mi lapidino o, cosa più probabile, che io lapidi me stesso.
Ferma le pietre che scaglio e, se è nei Tuoi disegni, anche quelle che vengono lanciate contro di me.
Parla, fa’ compagnia alla mia solitudine.
All’aurora trovami, Papà.
