…e così sei finita nella mia città. Per poche ore, certo, giusto il tempo di spaziare per il centro e vederne qualche scorcio, ma c’eri. Se vorrai arriveremo, poco a poco, anche alle periferie (mie e tue): anche se lì mai nessuno sa – come dicevi – quanto in là sia possibile spingersi, né se i cancelli siano aperti o almeno apribili.
…eppure ieri persino la pioggia uggiosa e insistente, che qui in genere mi corteggia già bagnato, mi è parsa innocua, acqua vacua – ma no, direi piuttosto acqua alleata, nel rendere la giornata ancor più unica e speciale. Perché tu – bizzarro prodigio – sai strapparmi a me stesso e fare del mio solo un persino.
…singolare è il modo in cui, puntellandomi e sostenendomi, in certo senso sei anche sisma al mio già precario equilibrrrio. Perché con te quel me tanto a lungo nascosto e negato può uscire allo scoperto e ed esprimersi abbattendo molte censure, cosicché queste ore d’aria concesse alla consueta cattività poco a poco mi instillano – pensiero bello e insieme spaventoso – il desiderio di un’autentica emancipazione.
...nient’altro vuole uscire da me, oggi. Perdonami.
Giornata frigida, a controbilanciare – sembra – quella bellissima che mi hai regalato ieri.
A presto, sorellina.
