È inutile che me lo nasconda: l’esperimento di questo blog si sta rivelando fallimentare. Quattro mesi fa lo aprii confusamente, senza sapere bene cosa volessi farne e cosa sarebbe diventato, ma almeno un obiettivo mi era più che mai chiaro: proiettarmi all’esterno, usare
Google analytics (ma avrei anche potuto farne a meno) è spietatamente crudo: una sola lettrice/commentatrice abituale e, per il resto, una “frequenza di rimbalzo” stellare. In pratica, chi capita qui s’invola dopo aver letto appena qualche riga.
Sarà che il mio stile riesce pretenzioso; sarà che i temi trattati risultano pesanti; sarà che un ‘teogay’ appare figura bizzarra e ben poco attraente. Insomma, fatto sta che – per dirla terra terra – non mi fila nessuno. Il che – per dirla tutta – è ben poco incoraggiante e non può non farmi riflettere. Lungi da me, però, i toni delusi o recriminatori: se quanto scrivo non piace non è affatto ‘colpa’ dei lettori, prova di una loro presunta insensibilità o addirittura estraneità rispetto a ciò che invece fa vibrare le mie corde. Assolutamente no: semmai la responsabilità è mia, interamente. Evidentemente non riesco a ‘passare’, a comunicarmi agli altri, a entrare in sintonia con loro, a dire le cose nel modo più idoneo e diretto (toh, che sorpresa…). Mi dispiace, tanto.
Sì, posso anche continuare in aeternum a scrivere i miei animessaggi, ma Nostro Signore non è un visitatore che possa lasciarmi un commento o un pensiero; ho comunque bisogno di un prossimo che sappia ascoltarmi, intendermi e magari correggermi, e che al contempo voglia essere ascoltato e compreso. Qui tutto è virtuale, certo, ma questo non ha impedito che cecila2day diventasse per me Cecilia, una ragazza in carne e ossa, un volto, una persona da conoscere e di cui scoprire l’infinita bellezza. Trattasi però di un’eccezione relativa, tutto sommato: ho l’impressione, infatti, che solo la particolare affinità che più volte mi è parso di cogliere fra noi possa spiegare l’amicizia privilegiata – posso dirlo, Cecilia, o ti sembra eccessivo e/o prematuro? – instauratasi fra noi.
Probabilmente dovrei tentare di rinnovarmi, di cambiare pelle, di farmi più accattivante: chissà, magari potrei pure riuscirci, ma poi sarei ancora io? Che senso avrebbe trovare gli altri (ammesso e non concesso di riuscirci), se nel farlo poi perdessi me stesso?
Su tutto questo dovrò riflettere.
Tuttavia oso sperare che, almeno nell’(A)ma-tematica divina, questo blog non sia computato quale un fallimento.
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Padre, non sto combinando nulla. Qui come, più in generale, nella mia vita. E ciò mi terrorizza. Cristo fu un perdente, sì, ma nel perderSi ci guadagnò alla salvezza. Io non posso salvare nessuno, neppure me stesso, perciò non c'è alcun profitto nelle mie quotidiane sconfitte.
Dio, quanto spreco dentro e intorno a me.
